Siamo nel 2014. Il web design è morto?

Siamo nel 2014. La posizione di guru html/css può ancora essere portata avanti in un mercato che richiede sempre maggiori conoscenze e skill? Diversificarsi o morire? Questo è il tema principale che Zeldman affronta in questo suo articolo.
Siamo nel 2014. Il web design è morto?

Specifiche sulla traduzione

Di seguito la traduzione dell’articolo “It’s 2014. Is web design dead?” di Jeffrey Zeldman.

Il parere di Jeff Croft

In un recente articolo sul suo sito, Web standards killed the HTML star, il designer Jeff Croft piange la scomparsa del “guru HTML e CSS” come posizione professionale vitale e a lungo termine, e incoraggia i suoi colleghi web designer non specialisti a “diversificare o morire”.

Il Web Standards Movement era importante, perchè i browsers facevano schifo. L’obiettivo dichiarato del Movimento era di fare in modo che i creatori di browser fossero d’accordo con gli standard web, così che tutto il nostro lavoro di sviluppatori sarebbe stato più facile.

Quello che non abbiamo capito è che, una volta che i browsers hanno smesso di fare schifo, essere un guru HTML e CSS non rappresenta più un insieme di competenze rivendibili. L’80% di ciò che ci rendeva utili era il modo in cui conoscevamo tutte le stranezze e le problematiche dei browsers. Indovina? Quelle se ne sono andate. E se non è ancora successo, accadrà in un futuro molto vicino. E quindi?

Il parere di Zeldman

Dalla mia prospettiva, la lotta degli standard web consisteva in due fasi di persuasione: prima, abbiamo convinto i creatori di browsers che era nel loro interesse supportare completamente e accuratamente le attuali specifiche HTML, CSS e JavaScript; poi, abbiamo evangelizzato i benefici dell’accessibilità, della “findability” (il termine indica la facilità con cui le informazioni contenute in un sito web possono essere reperite utilizzando sia i motori di ricerca che il sito stesso) e della portabilità di un markup snello e semantico, e abbiamo evangelizzato il progressive enhancement ai nostri colleghi che facevano siti e ai loro clienti.

Il punto fondamentale era evangelizzare gli standard, non diventare esperti di workaround e fallback. Evangelizzare era la chiave. I browsers non sarebbero stati conformi agli standard se nessuno ne avesse fatto uso; allo stesso modo, le specifiche w3c non sarebbero avanzate se i designer non si fossero appropriati di tecnologie come il CSS per portare i layout sul web quanto più in avanti potessero. Ci è voluto un gran numero di ingegneri, designer, front-end developer, e non specialisti per portarci al web di oggi. Il successo del movimento porterà coloro che lo hanno sostenuto a diventare disoccupati, come i Bolscevichi dopo la Rivoluzione Russa?

Jeff Croft ha ragione quando afferma “L’obiettivo del Web Standards Movement non sarebbe dovuto esistere”. Ma dobbiamo andare oltre. L’obiettivo del Web Standards Movement era quello di rimuovere l’inutile complessità e assurdità dal processo di creazione dei siti così che avremmo potuto concentrare la nostra attenzione sul design, sul contenuto e sull’esperienza utente. Evangelizzare gli standard ai creatori di browser e ai nostri colleghi designer non era un percorso lavorativo, e non ha mai avuto intenzione di esserlo – come aiutare un compagno ferito non trasforma un soldato in un medico.

Stranamente, una volta che gli standard hanno reso il web sicuro per design, contenuto ed esperienza utente, web capabilities – e, quindi, il lavoro richiesto per creare certi tipi di siti – hanno iniziato a diventare sempre più complesse. Per aiutare ad eliminare quella complessità, alcuni front-end developer hanno iniziato a condividere pezzi di codice (dal CSS Reset di Eric Meyer a Bootstrap di Mark Otto) che paradossalmente hanno messo in moto un altro livello di complessità: come fa notare Jeff Croft, la familiarità con questi e dozzine di altri strumenti è adesso richiesta a chi fa domanda di assunzione, mentre un tempo si poteva essere assunti anche se si avevano solo conoscenze di HTML e CSS e un po’ di JavaScript.

L’essere “guru HTML” non è mai stato un percorso lavorativo per nessuno, tranne, forse, che per un paio di autori di talento. Stessa cosa per i trick CSS. Fare magia nera con CSS3 può farti avere uno spazio sul palco di una conferenza sul web design, ma non è un percorso lavorativo o un vero e proprio obiettivo per la maggior parte dei web designer.

Mentre molti di noi preferiscono concentrarsi su design, contenuto ed esperienza utente, è necessario ricordare ai nostri compagni di lavoro gli standard web, l’accessibilità e il progressive enhancement. Se un sito come Facebook smette di funzionare quando uno script non viene caricato, quello è un fallimento da parte di coloro che hanno creato il sito; tutti noi abbiamo interesse nel costruire un dialogo con i nostri colleghi sviluppatori per assicurarci che, in aggiunta ai nuovi stravaganti trick css, imparino anche le basi degli standard web, senza i quali il nostro intero sistema condiviso imploderebbe.

Questo non significa “vai e sii un guru HTML”. Significa conservare le lezioni del passato recente, e condividerle con coloro che se le sono perse (o non hanno capito). La saggezza non è un lavoro, ma è sempre una risorsa.

Niente paura: molte compagnie e organizzazioni richiedono i vostri servizi, e continueranno a farlo – dalle università che cercano ancora “webmasters”, alle startup che cercano gente esperta con aree di conoscenza multiple per dirigere e coordinare le attività di specialisti più giovani. Ma se il lavoro di jolly è superato, adesso potrebbe essere il momento di riscoprirti come graphic designer, o experience designer o front end developer. “Diversificare o morire” può aver enfatizzato un po’ troppo le cose. Ma “segui il sentiero che ami” sarà sempre un buon consiglio.

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